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Accademia di graphic design e multimedia

Universita di graphic design e multimedia
eventi culturali
  • Dentro e fuori dal tempo

  • 18/02/2011
  • Galeria Kobro ASP dell’Accademia di Belle arti W. Strzeminski di Lodz in Polonia

    Si inaugura il prossimo 18 febbraio, presso la Galeria Kobro ASP dell’Accademia di Belle arti W. Strzeminski di Lodz in Polonia, la mostra “Dentro e fuori dal tempo” che presenta opere video e installazioni degli artisti Luigi Compagnoni, Roberto Dolzanelli, Armida Gandini e Albano Morandi.

    Nella mostra, curata da Giampietro Guiotto, i 4 docenti della LABA (Libera Accademia di Belle Arti di Brescia) presenteranno tre installazioni site-specific, Dolzanelli, Compagnoni e Morandi, mentre Gandini proporra due video.

    Da qualche anno il tema dell’identità in relazione con il mondo, è al centro dell’indagine di Armida Gandini e occupa un posto di primo piano nei suoi progetti che si sviluppano mediante linguaggi diversi come la fotografia, il disegno l’installazione e il video. Dal Bosco delle fiabe attraverso Noli me tangere, fino all’ultimo Libera uscita, la figura umana è collocata in un disorientante limbo bianco, privo di coordinate spaziali e temporali: un vuoto più labirintico dei più complessi labirinti, ma anche una pagina bianca sulla quale tutto può essere scritto; un non luogo che diventa territorio dell’esperienza, della perdita ed infine della scoperta di sé, come nei lavori precedenti lo erano stati il bosco (caos primordiale) o il museo, inteso come il paese delle meraviglie, luogo di luce ma anche di mistero, di spaesamento e inadeguatezza. Per l’occasione Armida Gandini presenta due video, Noli me tangere, 2007 DVD PAL 4/3 colore sonoro 06:40 min. e Io dico che ci posso provare, 2009 DVD PAL 4/3 colore sonoro 11.45 min., che propongono la stratificazione formale che caratterizza  il suo lavoro di disegno abbinato alla fotografia, sovrapponendo immagini filmate ad immagini di animazione. In entrambi i casi la narrazione è affidata ad una progressione di sequenze che rimandano ad un’idea ciclica dell’evento, più mentale che reale, più metaforico che descrittivo dell’azione che si sta compiendo, come se tutto avvenisse nella testa, piuttosto che nella pancia delle protagoniste.

    Luigi Compagnoni, si appropria dello spazio del museo attraverso la costruzione di una torre, nelle diverse immagini che ha elaborato per la costruzione di questo spazio, fisico e mentale, è stato attento a collocare preventivamente, come ipotesi,ogni segno nel suo studio, trasformando lo spazio in una sorta di cassa, una cassa aperta su tre lati, in cui tutto si deposita; li i segni rimangono a lievitare fino a quando il pensiero non li fa riemergere, forse per cominciare a parlare dei nostri silenzi.
    L’installazione di Compagnoni è aperta e disponibile al nostro entrare; non esistono divieti o catenelle che isolino l’oggetto d’arte dalla quotidianità del muoversi dell’osservatore.
    “ Forse pittore, forse scultore, forse artista o operatore visivo (dice Mauro Corradini), Luigi Compagnoni ci conduce nel labirinto del segno; dove anche a non uscire, anche a rimanere racchiusi nella trappola del tempo che l’opera rappresenta, con i suoi rinvii al passato e gli inevitabili riassunti che costituisce con le sue aperture su orizzonti che ancora non conosciamo, non possiamo che uscirne accresciuti: in fondo l’arte non è solo ciò che chiamiamo arte; è soprattutto ciò che possiamo a volte, per fortuna o per avventura, accostare fino ad inebriarci; e una volta accostati, una volta che abbiamo assaporato l’ebbrezza, come alla fonte delle antiche divinità, non possiamo più farne a meno, non possiamo più accontentarci del solo gesto quotidiano, per quanto utile.

    Roberto Dolzanelli presenta a Lodz un “Ambiente” creato attraverso la trasformazione dei suoi grandi Acquerelli in carta da parato, sopra la quale, come in una stanza della memoria, vengono installate alcune opere fotografiche della serie “Agnus Dei” in cui possiamo ritrovare, come dice Alberto Mattia Martini, “la vera autonomia o libertà di pensiero, quell’imprescindibile ma estremamente delicato equilibrio che vive nutrendosi in parti uguali di spirituale e corporeo”, in un contesto che ci impone di transitare inevitabilmente anche attraverso il tormento, la sofferenza e la violenza.
    “Dolzanelli così come prima di lui Pasolini (è sempre Martini che parla) sembra volerci far vedere con inesorabile spirito poetico, come l’uomo si stia dirigendo a grandi passi, con irrefrenabile ansia, verso uno spazio che ne annulla l’identità e l’individualità, sperando tuttavia che sia proprio attraverso il passaggio dentro il male che, si possa trovare il bene.”
    È sempre una forma di paesaggio della memoria quella che Albano Morandi offre con la sua installazione “Silent painting”. Infatti il titolo prende spunto da una serie di opere del grande artista polacco Wladyslaw Strzeminski a cui è intitolata l’Accademia di Lodz. Continuando la sua ricerca che da ormai molti anni l’ha portato a confrontarsi, in una sorta di riscrittura in chiave jazz, con la storia dell’arte,

    Morandi gioca ironicamente con le strutture formali del grande artista, già assistente di Malevic all’accadenia di Belle arti di Mosca, ricreando attraverso i suoi dipinti Ready Made una sorta di nuove icone in cui l’astrazione della pittura suprematista si mischia alla figurazione del ritratto di Strzeminski.
    È questa un’operazione che rientra perfettamente nell’ultimo ciclo di opere a cui Morandi ha dato il titolo di “Breve compendio di storia dell’arte per chi ha perso la memoria” in cui il riutilizzo delle strutture formali di tanti artisti del novecento ben si sposa con il recupero di oggetti della quotidianità, destinati alla discarica, che attraverso il lavoro dell’artista rinascono a nuova vita.
    Ma l’incontro di Morandi con Strzeminski non è nuovo, risale invece alla formazione accademica dell’artista bresciano che proprio al pittore polacco dedicò la sua tesi di laurea.